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Dipendenza affettiva


M’appartieni ti appartengo

I legami affettivi, amorosi, passionali, sono esperienze che più di tutte custodiscono contemporaneamente nelle loro viscere l’istinto di vita e l’istinto di morte, in una difficile seppure necessaria convivenza.

Gli essere umani sono animali sociali e hanno bisogno dei legami affettivi per crescere per questo si parla di bisogno d’amore. Il bisogno d’amore è innato sin dalla nascita, e senza l’amore e le cure necessarie non avviene un sano sviluppo psico-fisico.

Non esistono indipendenza e autonomia allo stato puro, perché i legami sono comunque fonte di dipendenza, ma non nel senso negativo del termine, perché tutti noi abbiamo bisogno di approvazione, empatia, ammirazione e riconoscimento per regolare il nostro senso di presenza e autostima.

Solo che senza un adeguato legame positivo, chiamato attaccamento (vedi teoria di Bolwby), con la propria figura di accudimento si può sviluppare in età adulta una tendenza a creare relazioni di dipendenza, con tutte quelle caratteristiche negative che possono essere: l’ossessione, l’astinenza, la ricerca compulsiva, la sofferenza, l’insofferenza a stare soli.

L’attaccamento e la dipendenza hanno in comune la capacità di stabilire un legame con l’altro, ma di solito l’attaccamento sicuro non impedisce il distacco mentre la dipendenza sì. Le modalità di unione di carattere dipendente sono varie, c’è chi usa la modalità di prendersi cura dell’altro come una madre o un padre, chi fa finta di essere freddo e distaccato ma appena l’altro si allontana mette in atto comportamenti aggressivi, chi non è più innamorato del partner ma non riesce a lasciarlo e altri modi che però richiederebbe un discorso a parte.

Cosa succede normalmente?

Due persone si incontrano, si innamorano e col tempo formano una coppia, nel caso di una coppia mediamente sana riescono a mantenere distinte le proprie individualità. Ognuno prosegue per la sua strada accanto all’altro ma comunque crescendo insieme.

L’individuo che sviluppa una dipendenza si comporta con la persona nella stessa maniera di una sostanza vivendo un circolo tossico. Il soggetto è talmente assorbito dalla persona oggetto della sua attenzione tanto che non riesce a farne a meno e trascura tutto il resto.

La persona dipendente non è assolutamente in grado di uscire da una relazione anche se ammette che la relazione stessa è senza speranza, umiliante, frustrante e insoddisfacente.

Sviluppa patologie come ansia, depressione, inappetenza, insonnia, idee ossessive ed eccessivo controllo sulla persona.

Tra i comportamenti che caratterizzano il soggetto dipendente ci sono l’impulsività, l’impossibilità di controllare il comportamento malgrado le conseguenze negative, perdita di tempo passato a pensare alla persona, controllo eccessivo, pensieri ossessivi. La dipendenza è un sintomo che fa emergere quello che dietro che potrebbe essere la paura del fallimento, paura di diventare autonomi, forte resistenza alla propria individuazione, bassa autostima ed insicurezza nell’affrontare il cambiamento. Una stagnazione nella forma embrionale psichica.

E’ fondamentale riconoscere la propria dipendenza e rivolgersi ad un professionista per non far sì che i comportamenti degenerino. Certo come è sempre bene ricordare il lavoro psicoterapeutico non ha la bacchetta magica e bisogna darsi tempo per affrontare un percorso verso la guarigione.

 
 
 

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