Angoscia da Separazione...
- Dott.ssa Elsa Falciani
- 15 feb 2020
- Tempo di lettura: 4 min

Passiamo la vita ad avvicinarci per poi essere pronti a separarsi
Separazione dal latino: separare composto da se- via e parare -approntare.
L'azione del separare può sembrare semplice, si potrebbe dire fa parte della vita; l'etimologia ci mette però in luce una sua sfumatura peculiare. Il separare non è semplicemente il dividere, il disgiungere: la separazione ha la volontà o l'effetto di costituire due unità nuove, dotate di una certa autonomia.
La prima separazione che affrontiamo nella vita è quella dalla madre, quando usciamo dall’utero e facciamo il primo respiro, da lì in poi il bambino affronta quotidianamente delle piccole separazioni che lo porteranno a sviluppare una buona autonomia, un senso di autoefficacia nel poter vivere nel mondo, con le sue luci e le sue ombre.
La madre come il padre hanno il compito di accompagnarlo, ma di lasciarlo andare, farlo sentire in grado di potercela fare e che se sbaglia fa parte della vita, se fallisce si può rialzare, ma da solo, loro sono lì solo da testimoni della vita.
La separazione crea due unità
C. G. Jung ha dedicato la sua vita professionale e spirituale al concetto di Individuazione. Il processo d’ Individuazione è possibile riassumerlo nella frase Friedrich Nietzsche “Diventa ciò che sei”. In analisi è un processo complesso che cercherò qui, umilmente, di spiegarlo con parole semplici. Il processo d’Individuazione è quell’energia, che si può definire desiderio, coraggio, quella chiamata che sentiamo dall’interno che sentiamo e che ci porta a raggiungere il proprio Sé, smontando L’Io, facendo cadere le maschere, scontrandosi contro l’inconscio collettivo, le convenzioni. Per questo ho inserito le parole il coraggio, ed energia. Perché non è semplice dire e far vivere loro la separazione da loro dalle loro aspettative, dalle convenzioni. E non è semplice per chi si sta separando affrontare il disaccordo, la solitudine, le paure, che ripeto fanno parte “del gioco”.
Lo psichiatra Eugenio Borgna descrive molto bene
la solitudine di un processo di individuazione:
“Solitudine e isolamento sono due modi radicalmente diversi di vivere……. Essere soli non vuol dire sentirsi soli, ma separarsi temporaneamente dal mondo delle persone e delle cose, dalle quotidiane occupazioni, per rientrare nella propria interiorità e nella propria immaginazione - senza perdere il desiderio e la nostalgia della relazione con gli altri e con i compiti che la vita ci ha affidato. Siamo isolati invece quando ci chiudiamo in noi stessi, perché gli altri ci rifiutano o più spesso sulla scia della nostra stessa indifferenza, di un egoismo tetro che è l' effetto di un cuore arido o inaridito”…..
“Nella solitudine, così ricca di vita interiore, il silenzio ha un suo eros e un suo proprio linguaggio: dice le nostre malinconie, le angosce, le speranze inespresse, i timori, le attese. Dice i nostri desideri più autentici…... Quando invece si è isolati, distaccati dal mondo, non si hanno pensieri ed emozioni da trasmettere agli altri. Senza più parole, si sprofonda in un mutismo che ha un' unica dimensione: quella dell' insignificanza”
Caso clinico:
Un Signora in analisi mi disse “ ma non posso mollare un lavoro fisso, senza risparmi, abbandonare i miei figli come madre italiana, e seguire chi sono, fare della mia passione il mio lavoro, non dedicare più tanto tempo ai figli, e poi mia madre cosa direbbe? Mio marito? I Colleghi? E se poi non ce la faccio? Però non posso neanche più andare avanti così, continuo ad ammalarmi e la mia depressione peggiora, soffro di insonnia.”
Qui è riassunto il processo: il corpo risponde ad un malessere, l’inconscio porta incubi, insonnia, depressione. Si scontra con la sua maschera di donna/madre -> casa/lavoro/figli. Deve affrontare il collettivo: i colleghi, la madre, il marito, la famosa frase che ingabbia “non si lascia un lavoro sicuro! Sei matta” e con un basso senso di autoefficacia. Teme di non farcela, perché qualcuno non le ha mai insegnato a resistere, ad essere autonoma, a sentirsi efficace.
Il processo di individuazione in analisi, non è semplice, bisogna affrontare molte fasi, alcune difficili ma per cosa? Perché andare in analisi se poi devo star male? Allora scatta la domanda, sei di fronte alla morte e ti dici: è la vita che volevo vivere? È già scaduto il tempo? Hai rimpianti?
Piccolo esercizio: fai una lista delle cose che desideri fare prima di morire
Un po’ di sofferenza per arrivare finalmente di fronte alla propria strada e finalmente percorrerla senza più timori, senza più sensi di colpa di vivere la propria diversità come individuo, questo è vivere.
Come gli uccelli, dopo essersi incontrati sull’albero che li ospita, si separano, così l’incontro delle creature finisce sempre con la separazione. E come le nubi si addensano e di nuovo si allontanano, così, credo, è l’unione e la separazione degli esseri viventi.
Buddha
Mandàla (sanscrito maṇḍala (मण्डल), letteralmente: «essenza» (maṇḍa) + «possedere» o «contenere» (la);
Il Mandala è l’archetipo dell’ordine interiore ed esprime il fatto che esiste un centro ordinatore e una periferia che cerca di abbracciare il tutto. E’ il simbolo della totalità.
Il Mandala rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente.



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